Alfiano Vecchio piccolo grande paese

Cerco grandi ricordi dal passato e scrivo di piccoli momenti di vita dal presente
domenica, 26 agosto 2007

26/08/07 - Senza Parole

Ultima domenica d'agosto (e purtroppo per me..) anche ultima giornata di vacanza, domani si riprende alla grande in ufficio e già mi spaventano le cose che troverò, che avevo lasciato in sospeso e che non aspettano altro di essere ultimate. Vabbeh.. ci penserò domani......  

Finisco questa settimana interamente dedicata al vecchio mulino di Alfiano e lo faccio con le ultime fotografie che ho scattato giusto in questi giorni. Voglio però ringraziare pubblicamente Daniele Disingrini perchè trovo che il racconto fatto dalla sua mamma sia veramente bello, così vero, così genuiuno, e quanto mi hanno fatto sorridere i preziosi ricordi evocati... Grazie grazie davvero, spero che questo possa portare altre testimonianze, anzi me lo auguro proprio!

Questi piccoli frammenti di vita sono talmente importanti che il riportarli alla luce dopo anni e anni è come avere ritrovato un raggio di luce che riscalda il proprio cuore.....

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sabato, 25 agosto 2007

25/08/07 - Un ricordo parte II

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I due mulini               ricordo di Esterina Tomasoni

 

Dentro il mulino curiosavo; mi piaceva molto guardare il mugnaio che magari era tutta notte che macinava; riempiva i sacchi, vuotava quelli del granoturco, riempiva quelli della farina.

Il mulino all’interno era così polveroso da far paura.

C’era la macina che girava, era collegata alla ruota esterna.

Io dicevo alla mia mamma : Leveme en su.

Guardavo dentro l’imbuto e vedevo il grano che andava giù sulla macina.

Mi piaceva molto vedere la farina che usciva in polvere.

Quel mulino era come una capanna del presepio.

Piccolino, proprio fatto a capanna, diverso di quello di Alfiano.

Dentro il mulino era buio, con soltanto una lampadina là in alto che aveva sopra un dito di polvere.

Dopo aver chiacchierato un poco riprendevamo il cammino; uscivamo sulla strada che andava su verso Grumone.

Dopo aver attraversato la strada che entrava in Grumone, imboccavamo un’altra stradina, proprio di fronte, (non entravamo mai sulla strada comunale), che passava davanti alla cascina Guzzafame.

Proseguendo incontravamo la cappelletta dei morti di Santa Maria; la mamma si fermava sempre a dire il Requiem Aeternam.

Ho chiesto spesso di quali morti fosse quella cappella; però la mamma non sapeva neppure lei dirmi se erano i morti del colera, se era la spagnola … però erano tantissimi anni che era lì.

Mi ha sempre dato un senso di mistero quella cappelletta, tutta circondata dall’erba alta e da due abeti.

Proseguivamo ancora lungo la strada e quindi arrivavamo ad una biforcazione dove a destra si proseguiva per Robecco e a sinistra si andava alle cascine Salvareggio e Campomale.

Proseguivamo per Campomale, dove abitava mia nonna Regina. 

Ricordo che mia nonna dava del voi a suo marito.

Quando arrivavamo  ci preparava un pasto modesto, ma come si conviene a parenti importanti.

Qualche volta la mamma mi portava allo stradone uscendo dall’altro lato della cascina, la strada che da Cremona andava a Robecco e Pontevico [ località cascina Madonnina ].

E là pasava na machina na volta ogni moort de vescuf.

Alla fine della giornata salutavamo tutti e ritornavamo indietro sulla stessa strada, però il mugnaio non c’era più, perché la domenica pomeriggio aveva il diritto di riposarsi.

Tutte le volte che andavamo ci raccontava della sua bella bambina che si chiamava Maria.

Quella bambina io non l’avevo mai vista, fino a quando andai a scuola in prima elementare.

C’era la Rosina ad accompagnare la Maria, che era sua mamma.

Mia Mamma mi chiamò : Vea vea Esterina a veder la Maria, la Maria che ne parla semper  el mulineer Nadaal.

Rimasi molto colpita quando la vidi; perché lei era bella, bella, bianca di pelle mentre io avevo una pelle molto scura tame en scricc, anche d’inverno.

Io ero invidiosa perché Maria era bianca e bella, molto bella…

La paria na facia dela Madona, sivi  incantada a vardala, sivi incantada.

Dopu andavi a caa e me speciavi.

A quel tempo era più apprezzata la pelle bianca di quella abbronzata.

Le attrici, tutte le donne ….

Le ragazze andavano a lavorare con le maniche fino a qui e il fazzoletto legato qui perché non volevano diventare nere.

Ho fatto amicizia con Maria, quella bella bambina, veramente bella ….e buona, una buona ragazza, anche quando diventammo signorine, anche se Maria era di poche parole; aveva sempre un dolce sorriso sulle labbra.

Sposò il fratello del prete

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venerdì, 24 agosto 2007

24/08/07 – Un ricordo parte I

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I due mulini.         ricordo di Esterina Tomasoni

                      

C’era un mulino ad Alfiano Vecchio e un altro a Grumone.

Il più grosso era quello di Alfiano.

Quello di Grumone era un piccolo mulino, quasi una casettina con la ruota ad acqua.

Per raggiungerlo si passava davanti alle scuole, poi si prendeva un sentiero che girava dietro al cimitero e si attraversava un campetto e si andava sul Balunsiin, un’argine molto ripido di terra naturale scavato dal fiume Oglio, che degradava dal cimitero verso il mulino.

Noi bambini facevamo le capriole in discesa.

Si facevano poi ancora circa 300 metri e si arrivava ai due ponti, dove sorgeva il mulino.

C’era un mugnaio e un sacarool [la persona che trasportava i sacchi ] per ogni mulino.

Il mugnaio di Grumone era Natale Superti.

Non ricordo bene chi era il mugnaio del mulino di Alfiano, mi pare un certo Percivalli che era un poco invalido; lo aiutava il sacarool.

A quello di Alfiano per un periodo lavorò anche il fratello di Natale e poi altri mugnai di cui ora non ricordo il nome.

Ricordo che un giorno la mamma mi disse : Esterina, andiamo dalla Mamma Regina (era mia nonna che abitava alla cascina Campomale ).

Ero molto felice quando andavo a far visita alla mia nonna.

A quel tempo avevo quattro anni  [ 1932 ].

Si andava di domenica, con i miei zoccoletti ai piedi, si faceva la strada del guadeer  [ la strada che da Alfiano Nuovo portava alle scuole di Alfiano Vecchio ] passavamo davanti alle scuole e andavamo in direzione del cimitero.

Ci fermavamo sempre al cimitero per dire un Requiem ai morti.

Poi, come ho già detto giungevamo al mulino di Grumone.

Si attraversava un ponte su un fosso con acque molto veloci e copiose che mi facevano paura.

Mi pare che si chiamasse Naviglio, ma non ne sono sicura.

Di la c’era il vecchio mulino di Grumone.

Fermumese va, ‘ndom a truaa Nadaal.

Era mattina presto.

Lui aveva magari già lavorato tutta notte; aveva la famiglia, per cui …

A quel tempo non faceva ancora l’oste.

…ndom a truaa Nadaal, vea …

Non era coetaneo con mia mamma, ma quasi …

Ooh Nadaal, la ghe disiaa …

Aah Maria, vea denteer, vea denteer[ non poteva interrompere il lavoro ].

Ela la  to putela chela le ?

See, l’è la me putela.

Ghe l’hoo anca me vè, na bela tutela. La se ciama Maria.

Eravamo coetanee.

La se ciama Maria; na bela putela  veè.

E allora stavamo lì ; mia mamma faceva tre chiacchiere con Natale mentre lavorava.

Una cosa mi colpiva sempre del mugnaio : aveva  le ciglia bianche di farina.

Mi faceva un grosso effetto.                                    

 

 

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categorie: ricordi, foto, mulino, alfiano vecchio
giovedì, 23 agosto 2007

23/08/07 - Il mulino III

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Continuando ancora per una volta il discorso sul mulino, oggetto degli ultimi aggiornamenti, e sempre attingendo dal materiale tratto dalla ricerca, ho ritrovato un altro aspetto che fino ad oggi avevo accantonato e a cui non avevo ancora accennato sottovalutandone l’importanza. Lungo il corso della roggia Alfiana, subito dopo il mulino stesso, viene raccontata infatti la presenza di un reperto archeologico non indifferente: un pezzo di colonna di origine romana (ricoperta dal muschio che se ne è impossessato nel corso degli anni),  e collocata nel bel mezzo della roggia stessa! E questa è una cosa che fino ad oggi avevo tralasciato non avendone mai parlato, mi era proprio sfuggito questo particolare soprattutto se visto nel contesto del vecchio mulino. Ma giustamente, ora, devo darne l’evidenza che merita: anche questo è un tassello molto importante per la storia del mio piccolo paese. E’ una prova che ci riporta indietro nel tempo, fino alle antiche origini di Alfiano Vecchio, e che ci fa riscoprire che la sua fondazione è avvenuta tantissimi anni fa, in epoca romana. (Estrapolando la parte che ci interessa)  riporto il piccolo articolo esattamente così come scritto….

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… Lungo il corso dell’Alfiana il signor Giuseppe Bellotti ci ha mostrato inoltre un pezzo di colonna scanalata, di chiara origine romana, lì collocata con la funzione di “frangiacqua”, per rallentare la corrente.

Questa sorpresa archeologica ci ha lasciato veramente di stucco.

Chissà di quale casa o tempio era parte questa colonna?

 

In quale epoca era stata collocata lì?

 

L’unica certezza è l’origine romana di questo territorio almeno presso il fiume Oglio.

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categorie: foto, mulino, alfiano vecchio
mercoledì, 22 agosto 2007

22/08/07 - Il Mulino II

Proseguo il discorso sul mulino, sempre attingendo dal materiale tratto dalla ricerca, e pubblicando un altro pezzo di articolo che vede ancora una volta protagonista il mulino di Alfiano Vecchio. Tutte le cose che ho letto e che fedelmente ho qui riprodotto non fanno che confermare la bellezza, la maestosità e “la magia” che il nostro caro e vecchio mulino ha portato con se nel corso degli anni passati. Doti queste che nemmeno lo scandire del tempo ha potuto cancellare e che tuttora vivono ancora ai nostri giorni. Riporto l’articolo (estrapolando la parte che ci interessa) esattamente così come scritto….

 

Paese che vai… Mulino che trovi

 

… Molti mulini sono nascosti, come quello in località Alfiano Vecchio che ormai è circondato dalla vegetazione.

Qui, tra boschi di robinie e dislivelli del terreno, dovuti alla vicinanza dell’Oglio, scorre la roggia Alfiana e lungo le sue rive rimane una parte del bellissimo mulino di Alfiano. Il signor Bellotti, con una gentilezza d’altri tempi, ci ha accompagnato sul luogo per aiutarci a capire meglio ciò che rimane. Egli ci ha indicato lo spazio che un tempo corrispondeva alla stanza del mulino e alla casa del mugnaio che sono purtroppo crollate. Qui ora vi sono delle macine abbandonate: un palmento a raggiera piuttosto bello e macine per la torchiatura dell’olio. Lo stabile, come ci ha raccontato il signor Bellotti, era veramente bello e spazioso e godeva di un suo fascino….

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categorie: ricordi, foto, mulino, alfiano vecchio

Chi sono

Utente: Brucoblue
Nome: Silvio Bonaldi
Ho 50 anni, sono nato qui ad Alfiano Vecchio e ci vivo tuttora. Sono sposato, due figli, una gatta nera che si chiama Minou. Avevo un cane, Biagio, che si è allontanato da casa il 1 maggio 2007 e non è più tornato...... sbonaldi@inwind.it

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